Il Comune di Verona e il Catullo affidano a due banche il compito di trattare la «pace»

Aeroporto, accordo sulla società

02/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
William Geroldi

Seg­nali di pace nei cieli verone­si sul futuro dell’aeroporto di Mon­tichiari, oggi con­trol­la­to per intero dal­la soci­età Cat­ul­lo di Verona-Vil­lafran­ca, nel­la quale sono comunque rap­p­re­sen­tati Provin­cia di Bres­cia e Cam­era di com­mer­cio (10 per cen­to ai due enti, con il con­sigliere regionale in Con­siglio di ammin­is­trazione). Entro i pri­mi giorni di mag­gio dovreb­bero essere sci­olti i nodi che in questi ulti­mi mesi han­no oppos­to la diri­gen­za del Cat­ul­lo al Comune di Verona, in un duro brac­cio di fer­ro approda­to davan­ti al tri­bunale civile. Per­chè il 9 mag­gio? Quel giorno è in pro­gram­ma a Verona la prossi­ma udien­za davan­ti al giu­dice e le diplo­mazie si sono già messe al lavoro per rag­giun­gere pri­ma l’accordo. L’oggetto del con­tendere era la rego­lar­ità dell’assemblea del mag­gio scor­so che approvò (con il voto con­trario del rap­p­re­sen­tante del Comune di Verona) il bilan­cio e il prog­et­to di scor­poro di una nuo­va soci­età di ges­tione del­lo sca­lo Bres­cia-Mon­tichiari inau­gu­ra­to nel mar­zo del ’99. Il com­pi­to di definire i con­tenu­ti del «trat­ta­to di pace» è sta­to affida­to a due banche, la Popo­lare di Verona e Cariverona, chia­mate a rive­stire il ruo­lo di medi­a­tori. Gli isti­tu­ti di cred­i­to pre­par­eran­no una pro­pos­ta in gra­do di super­are le cause del con­trasto. In par­ti­co­lare, la garanzia che i bres­ciani verser­an­no nelle casse del Cat­ul­lo cinque mil­iar­di, l’ultima tranche dell’impegno finanziario orig­i­nario di Provin­cia e Cam­era di com­mer­cio e che lo sca­lo di Mon­tichiari ver­rà sot­to­pos­to a una nuo­va per­izia per deter­mi­narne il val­ore. Due aspet­ti che, a son­dare la spon­da bres­ciana, non cos­ti­tuireb­bero un osta­co­lo. «Non fare­mo cer­to fal­lire un’operazione di questo genere per cinque mil­iar­di», com­m­men­ta Vig­ilio Bet­tin­soli, asses­sore provin­ciale ai Trasporti che si dichiara ottimista sul­la cos­ti­tuzione del­la soci­età in tem­pi bre­vi. D’altra parte, i numeri del bilan­cio 2000 la dicono lun­ga sul­la smagliante con­dizione di for­ma del sis­tema aero­por­tuale del Gar­da. Verona e Mon­tichiari insieme han­no servi­to cir­ca due mil­ioni e mez­zo di passeg­geri, pari a un incre­men­to del 30 per cen­to. Da solo lo sca­lo veronese ha super­a­to i due mil­ioni che lo col­lo­cano tra i dieci aero­por­ti più impor­tan­ti d’Italia. C’è anche una indis­crezione che, se con­fer­ma­ta, porterebbe ulte­ri­ore lus­tro al sis­tema aero­por­tuale del Gar­da: del bres­ciano Leali è inten­zion­a­ta a spostare la sua flot­ta da Ronchi dei Legionari a Verona. «Non c’è dub­bio — affer­ma Bet­tin­soli, a sosteg­no di una rap­i­da cos­ti­tuzione del­la soci­età bres­ciana — che quan­do avre­mo un Con­siglio di ammin­is­trazione autonomo potrem­mo dedi­car­ci con tutte le energie allo svilup­po in tutte le direzioni. Questo non vuole dire che non ter­re­mo con­to del Cat­ul­lo, sia chiaro, sare­mo però in gra­do di con­cen­trare i nos­tri sforzi per la cresci­ta di Mon­tichiari» Tut­to risolto quin­di? Non anco­ra, vis­to che man­ca un tas­sel­lo impor­tante, per non dire deci­si­vo, ovvero il rilas­cio dal min­is­tero dei Trasporti del­la famosa con­ces­sione di ges­tione del­lo sca­lo di Verona con rel­a­ti­va sub-con­ces­sione a Mon­tichiari, pas­sag­gio deci­si­vo per il varo del­la «Gabriele D’Annunzio» Spa. Aper­to res­ta pure il capi­to­lo delle parte­ci­pazioni nel­la soci­età. Nel­la fase iniziale è con­fer­ma­ta la ripar­tizione: 85 per cen­to al Cat­ul­lo e il restante 15 ai bres­ciani, Provin­cia e Cam­era di com­mer­cio. Il suc­ces­si­vo pas­so riguarderà l’ingresso di nuovi part­ner, con una riduzione del Cat­ul­lo tra il 55 e il 58 per cen­to. Le pref­eren­ze per nuovi soci van­no nat­u­ral­mente a soci­età con un know-how adegua­to alla ges­tione di uno sca­lo. Il nome più get­to­na­to nel gos­sip degli ulti­mi mesi è quel­lo del­la Sacbo di Orio al Serio. I berga­m­aschi han­no chiu­so il 2000 con un risul­ta­to com­p­lessi­vo sod­dis­facente, ma con un ulti­mo trimestre seg­na­to da un calo con­sis­tente di passeg­geri, 37 per cen­to in meno. La Sacbo più di una vol­ta ha espres­so il deside­rio di entrare nel Gabriele D’Annunzio. Con un ruo­lo di peso, non cer­to da sem­plice por­ta­tore d’acqua, leg­gi risorse finanziarie, in gra­do insom­ma di influire sulle ques­tioni strate­giche. Deside­rio legit­ti­mo, vis­to però con qualche patema dai verone­si che dietro Sacbo intravve­dono la «lon­ga manus» del­la Sea di Linate-Malpen­sa, deten­trice di qua­si il 50 per cen­to del pac­chet­to azionario bergamasco.