Campo di Brenzone

01/03/2016 in Territorio
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Di Luca Delpozzo

Un momen­to sim­pati­co per aiutare il recu­pero del Bor­go Anti­co e per conoscere più a fon­do il Prog­et­to del­la Fon­dazione per Cam­po”, affer­mano gli orga­niz­za­tori con l’invito a vistare questo mer­av­iglioso e sug­ges­ti­vo, purtrop­po in grave sta­to di deca­den­za, ango­lo del lago di Gar­da.

La bor­ga­ta medievale di Cam­po di Bren­zone, oggi abi­ta­ta solo da due famiglie, era, fino a tut­ti gli anni ’50 del sec­o­lo scor­so, abi­ta­ta da più numerose famiglie e con­ta­va una dozzi­na di bam­bine e bam­bi­ni, oggi tes­ti­moni adul­ti di un’era con­tad­i­na e di una civiltà che ave­va in Cam­po la sua sto­ria e le sue mem­o­rie.

Sto­ria e mem­o­rie che la (isti­tui­ta con atto notar­ile nel 2006 e reg­is­tra­ta in Regione Vene­to nel 2009), accred­i­ta dal­lo scor­so giug­no pres­so l’Unione euro­pea per il prog­et­to di mes­sa in sicurez­za e pri­ma ristrut­turazione degli edi­fi­ci,  vuole far riv­i­vere a Cam­po gra­zie a un prog­et­to di ripristi­no di abil­ità delle abitazioni in suo pos­ses­so (ca. il 62% del totale) e la aper­tu­ra di lab­o­ra­tori tradizion­ali del­la civiltà con­tad­i­na baldense.

Il Bor­go di Cam­po, a poche decine di minu­ti dal­la Garde­sana ori­en­tale e dal­la frazione di Marni­ga, dis­te­so su di un ter­raz­za­men­to a spal­liera a cir­ca 200 m di altez­za sul lago, è anco­ra oggi col­le­ga­to fra piano e monte con un’antica car­rarec­cia in gran parte las­tri­ca­ta con pietre e ciot­toli, di prove­nien­za locale (sas­so bian­co o gri­gio chiaro), incas­trati nel ter­reno, tra roc­cia viva a monte e muro di sosteg­no a valle, sen­za alcun sup­por­to bitu­mi­noso là dove essa si mostra anco­ra inte­gra: col­lega­men­to fra la zona costiera ed i pas­coli del per le tran­sumanze.
Si com­pone di due nuclei di abitazioni divisi da una via cen­trale ed una lat­erale ver­so il lago. Molte di queste abitazioni nel cor­so degli anni sono crol­late e non sono più vis­i­bili; di esse si tro­va pre­cisa doc­u­men­tazione nelle mappe del cat­a­sto napoleon­i­co del 1818 e in quel­lo aus­tri­a­co del 1843. Si cir­con­da di uliveti su tre lati e di bosco a lat­i­foglia in parte ceduo ver­so il monte.

Campo di Brenzone-Sito

Di pro­pri­età del­la Par­roc­chia di San Gio­van­ni Bat­tista di Bren­zone, alla fine delle case del­la bor­ga­ta, nel­la parte alta sul trat­turo che con­duce fino a Pra­da, sorge la chieset­ta di San Pietro in Vin­coli, tes­ti­mo­ni­an­za dell’importanza un tem­po di ques­ta bor­ga­ta seg­nala­ta la pri­ma vol­ta nel 1023, e poi più volte tes­ti­mo­ni­a­ta nelle vis­ite pas­torali a par­tire da quel­la del vesco­vo Gian Mat­teo Gib­er­ti in tre occa­sioni (1525, 1532 e 1541). Inter­es­sante l’annotazione del 1525 in cui si legge: Vis­i­tavit eccle­sia Sanc­ti Petri de Cam­po, sine cura et nul­lius val­oris, sub cus­to­dia hominum dic­ti loci, quo­rum expen­sis repara­tum est tec­tum cun assi bus et deal­ba­ta eccle­sia, quae tamen  adhuc clausa non tene­tur.

Qua­si due sec­oli dopo, il 28 set­tem­bre 1713, visi­ta la chieset­ta anche il vesco­vo Gio­van­ni Francesco Bar­bari­go, che fa anno­tare come l’edificio  sia alquan­to abban­do­na­to e vi si cele­bri­no solo quat­tro messe l’anno (ex antiquis­simis legatis) e quel­la per la fes­ta del san­to patrono. Quin­di più che una chiesa, un ora­to­rio.

L’edificio, la cui costruzione  dovrebbe risalire  alla metà del XIV sec­o­lo (la fac­cia­ta è sta­ta intera­mente ristrut­tura­ta nel XVIII sec­o­lo) pre­sen­ta  al suo inter­no un vero e pro­prio ciclo fres­cale, opera del mae­stro Gior­gio figlio di Fed­eri­co da Riva, come attes­ta l’iscrizione absi­dale con la data del 1358.

Poiché era con­sue­tu­dine che gli affres­chi venis­sero ese­gui­ti a com­pi­men­to dei lavori architet­toni­ci, si può pen­sare che quel­la data, 1358, sia anche la data con­clu­si­va dell’edificazione dell’edificio, sul­la cui tito­lazione la doc­u­men­tazione por­ta due dec­li­nazioni: San Pietro di Cam­po e San Pietro in Vin­coli. Almeno per ora, non ci è dato sapere quan­do si sia pas­sati da San Pietro di Cam­po (attesto fino alla visi­ta pas­torale del vesco­vo Bar­bari­go nel 1713) e quel­la di San Pietro in Vin­coli.

Gli affres­chi, in otti­mo sta­to, si pos­sono leg­gere, par­tendo da set­ten­tri­one, sul­la sin­is­tra per chi entra, con un Cristo in croce, ai lati Maria VergineSan Bar­tolomeoSan Gio­van­ni Evan­ge­lista e un san­to vesco­vo, Nel riquadro seguente (i riquadri sono seg­nati da una ban­da rossa) la Vergine che allat­ta tra i san­ti Gio­van­ni Bat­tistaLuciaBar­tolomeo e Cate­ri­na d’Alessandria.

Nei semi­pen­nac­chi dell’archivolto, a sin­is­tra San Gia­co­mo Mag­giore e a destra Sant’Antonio Abate. Sulle estrem­ità dell’archivolto l’Annun­ci­azione: l’Arcan­ge­lo Gabriele a sin­is­tra, laVergine a destra.

L’iscrizione è sin­go­lare per­ché, prob­a­bil­mente, il fres­cante (non pro­prio un let­ter­a­to, anche se numerose sono le scritte), la dip­inse con il car­tone trafo­ra­to roves­ci­a­to: Ecce A (ncil­la) tua Domi­ni fiat michi secun­dum Ver­bum tuum.

L’uso dei car­toni trafo­rati, inoltre, è tes­ti­mo­ni­a­to dalle dec­o­razioni delle vesti di tut­ti i per­son­ag­gi, vis­i­bil­mente real­iz­zate come se si fos­se usato un rul­lo ripro­dut­tore, dipin­gen­do un tipo di abbiglia­men­to che, oggi, potrem­mo definire di moda, la moda curtense di allo­ra.

Al ver­tice dell’archivolto la Pietà con un Cristo sen­za tes­ta,  per la cadu­ta dell’affresco. Nel cati­no dell’abside il Cristo Pan­to­cra­tor rac­chiu­so in un’ampia man­dor­la dip­in­ta con i col­ori dell’iride. Ai lati i sim­boli apoc­alit­ti­ci dei quat­tro evan­ge­listi. Sul­la sin­is­tra del Leone di San Mar­cola Vergine che inter­cede per l’umanità intera. Sul­la destra, poco, vis­i­bile, forse un altroSan Gio­van­ni Bat­tista.

Nel­la cor­nice infe­ri­ore dell’abside, il restau­ro di Erminio Sig­nori­ni ha ripor­ta­to alla luce le seguen­ti iscrizioni: Hoc opus pinx­it Çor­cius fil­ius mag­istri Fed­eri­ci e sul­la parete di destra, vici­no alla fines­tra …ann(o) D(omi)ni M(…)LVIII in(dicione X)I. Doc­u­men­tazione fon­da­men­tale per conoscere la data di fab­bri­cazione dell’edificio e l’autore degli affres­chi: Gior­gio, figlio di Fed­eri­co da Riva, anche altrove tes­ti­mo­ni­a­to e facente parte di una bot­te­ga di pit­tori tren­ti­ni oper­an­ti in più luoghi sul lago: in San Nicolò di Lazise, San Gre­go­rio a Pai ed altri.

Sul­la parete merid­ionale, a destra per chi entra, tre riquadri, di cui il pri­mo è scom­par­so per l’apertura di una fines­tra (così potreb­bero essere scom­par­si gli affres­chi del­la con­tro­fac­cia­ta con il rifaci­men­to set­te­cen­tesco del­la fac­cia­ta). Qual­cosa rimane: la figu­ra di un vesco­vo e quel­la del­la Vergine in trono. Segue San Pietro in trono con le due gran­di chi­avi, ai lati un san­to vesco­vo, san­ta Dorotea e San­ta Cate­ri­na d’Alessandria. In ginoc­chio davan­ti a San Pietro, due devoti (uno dei quali dovrebbe essere quel Pietro) come dice la scrit­ta sot­tostante, che com­mis­sionò l’opera. Quin­di la Madon­na del­la Mis­eri­cor­dia e i san­ti Anto­nio Abate,Cate­ri­na d’Alessandria e San­ta Maria Mad­dale­na; infine un’altra figu­ra di Sant’Antonio Abate.

Come si vede dalle ripe­tizioni icono­gra­fiche l’opera dovrebbe essere sta­ta il frut­to di più com­mis­sioni devozion­ali, come recitano le iscrizioni sul­la parete sin­is­tra: Viviano, Bar­tolomeo e Ingel­te­rio. E altri, si crede, che chiesero la ripe­tizione per loro delle raf­fig­u­razione dei san­ti di cui era­no devoti.

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