La Banca Popolare di Verona salva la chiesetta di Sant’Anna

C’è già l’Sos per la pieve longobarda di San Pietro

19/10/2004 in Attualità
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
(m.t.)

Dopo la chieset­ta di Sant’Anna, che rischi­a­va di spro­fon­dare nel lago se non si fos­se inter­venu­to in tem­po, adesso un’altra chiesa di Sirmione, pat­ri­mo­nio artis­ti­co ital­iano, rischia il peg­gio. Si trat­ta del­la pieve di epoca lon­go­b­ar­da, data­ta tra l’800 e il 900, di San Pietro in Mavi­no, che da qualche giorno pre­sen­ta fes­sur­azioni attra­ver­so le quali sta pen­e­tran­do acqua pio­vana. Nei giorni scor­si il del Gar­da, in col­lab­o­razione con il Lions club locale e il Comune, ha chiam­a­to a rac­col­ta la popo­lazione con la man­i­fes­tazione Dietro le quinte: l’intento era quel­lo di far conoscere lo sta­to del­la pieve. Durante un gala tenu­tosi al Grand Hotel , il vicepres­i­dente del­la Ban­ca Popo­lare di Verona, Alber­to Bauli, ha sot­to­lin­eato: «Per il con­sol­i­da­men­to del­la pic­co­la chiesa di Sant’Anna, i cui lavori ter­min­er­an­no entro fine anno, sono sta­ti impeg­nati già 200 mila euro e altri ne ver­ran­no con­ces­si; per quel­lo di San Pietro in Mavi­no bisogn­erà atten­dere alcune deci­sioni del fon­do di sol­i­da­ri­età del­la ban­ca». Un impeg­no, quel­lo del­la Popo­lare scalig­era, che è notev­ole. Basti pen­sare che, come ha osser­va­to Bauli, «oltre cinque mil­ioni di euro sono già sta­ti stanziati per i restau­ri del­la chiesa di San Zeno e altri tre per Sant’Anastasia, entrambe a Verona». La pieve sul colle Mavi­no è in sta­to di peri­co­lo e pog­gia su un prob­a­bile sito arche­o­logi­co. La chieset­ta in orig­ine era inti­to­la­ta a San Pao­lo. Men­tre i com­p­lessi lavori di con­ser­vazione di Sant’Anna sono in via di ulti­mazione, è il momen­to di vol­gere lo sguar­do a San Pietro. Quan­do l’architetto Cesare Feif­fer, docente alla Sapien­za di Roma, ha mes­so mano alla cap­pel­la di Sant’Anna, «la situ­azione era iden­ti­ca a quel­la di un mala­to invi­a­to in sala oper­a­to­ria». Non c’erano fon­da­men­ta, l’altare non ave­va una base, c’erano fes­sure di 6 cen­timetri dif­fuse, l’acqua del lago era ormai un incubo.

Parole chiave: -