Due millenni di storia tra il verde esotico e l’edificio neogotico che ricorda Venezia

Il palazzo sull’isola del Garda

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Bernardelli Curuz

Per­la delle isole lacus­tri, con­tende alla pun­ta di Sirmione l’indice di fulgi­da bellez­za. I blu inten­si dei fon­dali inducono il briv­i­do, come l’ondoso tras­col­orare delle lenti smeral­dine in cui il fon­do vira con accor­di cro­mati­ci preziosi, con trasparen­ze e moti d’acqua che han­no il puro scin­til­lio del cristal­lo. E sopra, sul­la pro­da, una veg­e­tazione onir­i­ca che tan­to sarebbe piaci­u­ta al Doganiere Rousseau, tipi­ca dei parchi mediter­ranei del sec­on­do roman­ti­cis­mo, un po’ inglese, di un’Inghilterra che sogna, dai suoi gia­r­di­ni fred­di, gli alberi pro­fu­mati del sud; un dolce intri­co dal quale emerge, nelle tonal­ità mor­bide del­la sab­bia, il gran palaz­zo neogoti­co, ric­co di citazioni al modo di murare nel­la Repub­bli­ca Serenissima.Nel 1860 lo Sta­to ital­iano pen­sa­va di real­iz­zare una fortez­za che potesse pro­teggere il bas­so lago da even­tu­ali incur­sioni aus­tri­ache mosse da Riva del Gar­da, ma presto abban­donò l’idea e decise di met­tere all’asta la bel­lis­si­ma pro­pri­età. La gara venne vin­ta dal barone Scot­ti che nel 1870 riven­dette l’isola e la vec­chia vil­la Lechi al duca Gae­tano de Fer­rari di Gen­o­va e a sua moglie, l’arciduchessa rus­sa Maria Annenkoff.Per la cop­pia di aris­to­crati­ci fu una sfi­da di entu­si­as­mante coin­vol­gi­men­to. Tra il 1880 e il 1900 i nuovi pro­pri­etari si dedi­carono al prog­et­to di real­iz­zazione del par­co — un luo­go che dove­va apparire sim­i­le al gia­rdi­no dell’Eden — e al dis­eg­no dei muri di con­teni­men­to ver­so il lago. Bar­coni scari­carono ter­ra fer­tile nel­la quale ven­nero piantate quelle essen­ze esotiche che tan­to piace­vano ai nos­tri trisavoli.Il palaz­zo fu reso più son­tu­oso con la real­iz­zazione di gia­r­di­ni all’italiana che inter­loquiv­ano con la mac­chia esot­i­ca del par­co. A questo pun­to la cop­pia ducale pen­sò che l’edificio, nato dal­la trasfor­mazione e dall’ampliamento delle linee basi­lari di un anti­co con­ven­to, non fos­se più in lin­ea con le nuove esi­gen­ze estetiche. La vil­la in stile neogoti­co-veneziano venne costru­i­ta tra il 1890 e il 1903, sec­on­do il prog­et­to elab­o­ra­to dall’architetto Lui­gi Rov­el­li. L’edificio, estrema­mente com­p­lesso sot­to il pro­fi­lo del­la mod­u­lazione degli spazi, mostra una teatrale impo­nen­za. Le fac­ciate sono rese leg­giadre da aper­ture a ses­to acu­to, sec­on­do una rilet­tura delle chi­avi moresche di Venezia. Il gus­to neogoti­co è con­fer­ma­to dal­la pre­sen­za di una torre con mer­la­ture con dec­o­razioni flo­re­ali, sem­pre sul­la lin­ea, ormai tar­di­va, di un ripen­sato castel­lo. Iso­la e vil­la giun­sero in ered­ità alla figlia del­la Duches­sa, Anna Maria — che ama­va par­ti­co­lar­mente questo luo­go, eleggen­do­lo a pro­pria res­i­den­za prin­ci­pale — che divenne sposa del principe Sci­p­i­one Borgh­ese. Un altro pas­sag­gio famil­iare avvenne nel 1927, anno di scom­parsa del principe, quan­do la pro­pri­età passò alla figlia, sposa­ta con il con­te Cavaz­za di Bologna. Alla morte del con­te padre il com­p­lesso divenne di pro­pri­età di Camil­lo, che poi lo las­ciò in ered­ità alla moglie Char­lotte e ai figli, che abi­tano nel palaz­zo. Nel cor­so delle ristrut­turazioni otto­cen­tesche dis­poste dal con­te Lechi, furono trovate numerose lapi­di gal­li­co-romane, a ripro­va del fat­to che già in anti­co qui sorge­va una res­i­den­za. Ris­er­va di cac­cia fino al 879, venne dona­ta da Car­loman­no ai frati verone­si di San Zeno. Si dice che sull’isola sia approda­to anche San Francesco, di ritorno dal viag­gio in Oriente.L’assissiate avrebbe espres­so il deside­rio di aprire un con­ven­to per i suoi frati. Ne ottenne con­ces­sione da parte di un nobile di Manerba.Nel 1429 con l’arrivo di San Bernardi­no da Siena — il san­to frances­cano con­sid­er­a­to, nell’ambito dell’ordine sec­on­do solo a San Francesco — il vec­chio monas­tero venne rin­no­va­to ed amplia­to. L’Isola divenne quin­di un impor­tante cen­tro eccle­si­as­ti­co di meditazione.Dal 1685 al 1697 fu con­ven­to di novizia­to. Con l’avvento di Napoleone, il ceno­bio venne sop­pres­so e l’isola ebbe diver­si pas­sag­gi fino a giun­gere al con­te Lui­gi Lechi, che qui svolse ampi lavori, e, suc­ces­si­va­mente, al fratel­lo Teodoro che con­tin­uò l’opera di abbel­li­men­to dell’edificio.

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