La Regione ha adottato un progetto per la navigazione fluviale, con un collegamento fra il lago e il fiume. Ma l’incognita è il Mincio: dighe, ponti e impatto ambientale

«In battello dal Garda al Po»

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Col­le­gare i gran­di laghi pre­alpi­ni, Gar­da in tes­ta, al fiume Po attra­ver­so una rete di tur­is­ti­ca. Un obi­et­ti­vo ambizioso, sec­on­do alcu­ni esper­ti però tut­to da val­utare, su cui la ha già scommes­so. Su pro­pos­ta del­l’asses­sore alle Infra­strut­ture e Mobil­ità Mas­si­mo Cor­saro, la giun­ta regionale ha infat­ti approva­to un finanzi­a­men­to di 19 mil­ioni e 200 mila euro, a fon­do per­du­to, che servi­ran­no per sis­temare alvei, pon­tili ed appro­di nec­es­sari a far nav­i­gare nel futuro un natante dal , via Min­cio, fino a Man­to­va. E dal­la cit­tà vir­giliana (il col­lega­men­to è già atti­vo da anni) fino all’Adri­ati­co. Lo stu­dio di fat­tibil­ità regionale prevede che la rete di vie nav­i­ga­bili in Lom­bar­dia sia por­ta­ta fino a com­p­lessivi 1500 chilometri. Il prog­et­to, tra i per­cor­si finanziati, ha in ser­bo anche il col­lega­men­to via acqua tra il lago di Gar­da ed il Po. Dopo l’aper­tu­ra del canale Man­to­va-Venezia, dal pun­to di vista tur­is­ti­co risul­ta inter­es­sante anche il col­lega­men­to tra Man­to­va ed il mag­giore lago ital­iano con un per­cor­so di cir­ca 50 chilometri sul fiume Min­cio, che del lago è l’e­mis­sario. «Nel piano regionale 2004–2005 — fa sapere una nota del “Pirellone” — sono pre­visti inter­ven­ti di recu­pero per miglio­rare l’u­ti­liz­zo del­la trat­ta, già nav­i­ga­bile, da Man­to­va alla foce del Min­cio». Per con­sen­tire, però, il col­lega­men­to con il Gar­da ci sono osta­coli non facili da super­are, come alcu­ni pon­ti e la diga di Salionze. Imped­i­men­ti che, tut­tavia, non inter­es­sano la nav­igazione da dipor­to, sem­mai quel­la di lin­ea (per esem­pio, i bat­tel­li e le moton­avi). Per il tur­is­mo nau­ti­co del Gar­da, in con­tin­ua evoluzione, sarebbe un itin­er­ario affasci­nante che è sta­to sem­pre irrag­giun­gi­bile, qua­si fos­se un tabù pot­er sol­care le acque del Min­cio ed appro­dare alle rive del Po. Parte del fiume lom­bar­do è sot­to tutela con l’omon­i­mo par­co, tan­to fati­cosa­mente real­iz­za­to dagli ambi­en­tal­isti e dalle locali ammin­is­trazioni, per il quale la nav­igazione a motore è stret­ta­mente sot­to osser­vazione. Ma il col­lega­men­to con Man­to­va sarà facil­i­ta­to gra­zie ai mean­dri ed ai canali costru­iti dal­l’uo­mo, che non han­no a che fare con l’area del­la ris­er­va nat­u­rale. Il Min­cio nasce a Peschiera, in Vene­to, ma diviene man­to­vano dopo appe­na due chilometri attra­ver­san­do per 73 chilometri un ter­ri­to­rio vario e mul­ti­forme, dalle colline moreniche al Po. Questo tipo di escur­sione, si dice­va, con­tin­ua ad essere però un tabù per i diportisti. Il prog­et­to di ren­dere nav­i­ga­bile una cinquan­ti­na di chilometri si è spes­so are­na­to per ragioni buro­cratiche e di com­pe­ten­ze fram­men­tate (più regioni e più province da tenere unite). Nel piano regionale sono pre­visti altri col­lega­men­ti. Vedi­amo quali. Locarno-, per un totale di 135 km; Lario-Adda nord, per il col­lega­men­to con il Po: l’in­ter­ven­to con­siste nel ren­dere nav­i­ga­bile la trat­ta tra la diga di Olgi­nate (Lec­co) e la spon­da del nav­iglio di Pader­no (17 km.); Po di Pavia, 42 km: gli inter­ven­ti preve­dono l’escav­azione del­l’alveo e la real­iz­zazione di attrac­chi. Infine, quel­la che più inter­es­sa i bena­cen­si: la trat­ta Gar­da-Man­to­va-Po, su cui non è più azzarda­to sognare.