Negli ultimi giorni del 2003 l’Azienda Ospedaliera, con un investimento di 30.000 euro, ha acquistato due nuove vasche travaglio-parto

L’Ospedale di Gavardo è una delle capitali italiane per il parto in

27/01/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Negli ulti­mi giorni del 2003 l’Azienda Ospedaliera, con un inves­ti­men­to di 30.000 euro, ha acquis­ta­to due nuove vasche travaglio-par­to per il Repar­to d’Ostetricia e Gine­colo­gia dell’Ospedale di Gavar­do coor­di­na­to dal Pri­mario Dott. Gino Franciolini.“Questo provved­i­men­to – spie­ga Fran­ci­oli­ni -, è sta­to reso pos­si­bile soprat­tut­to gra­zie alla sen­si­bil­ità del Diret­tore Gen­erale Ing. Mau­ro Borel­li, per dare un ulte­ri­ore impul­so all’importante realtà del nos­tro repar­to per quan­to riguar­da il par­to ad acqua. Dall’aprile del 1992, data del pri­mo par­to in acqua avvenu­to qui a Gavar­do, è sta­ta per­cor­sa mol­ta stra­da. Infat­ti, l’Ospedale di Gavar­do è, insieme ai cen­tri di Vip­iteno e Pog­gi­bon­si, uno delle strut­ture più impor­tan­ti in tutt’Italia in questo cam­po e questo ci riem­pie d’orgoglio”.Dottore, l’acquisto di queste due nuove vasche è un fat­to, di per sé, sem­plice. Che cosa accade di così spe­ciale a Gavar­do, cosa spinge una don­na a vol­er par­torire in acqua?“Credo che non sia pos­si­bile sin­te­tiz­zare in poche parole un’esperienza decen­nale come ques­ta che, gra­zie alle nos­tre ostet­riche ed a tut­to il per­son­ale ospedaliero, ha sem­pre mes­so al pri­mo pos­to al cen­tro la don­na che deve par­torire. Comunque cre­do che siano i numeri da par­lare chiaro: nel 1999 l’incidenza dei par­ti in acqua era del 4,1%, men­tre nel 2003 siamo giun­ti al 23,2%. Ma il dato più impor­tante è che qua­si il 60% delle donne sceglie l’utilizzo dell’acqua durante il travaglio. Il par­to in acqua è un avven­i­men­to del tut­to nat­u­rale che, di fat­to, por­ta sol­lie­vo alla par­to­ri­ente”. Quante vasche per il par­to in acqua ci sono a Gavardo?“Nel nos­tro repar­to ci sono tre vasche par­to e ben sette sale che garan­tis­cono diver­si com­fort alla par­to­ri­ente ed alla pro­pria famiglia assi­cu­ran­do un’assistenza di prim’ordine in tut­ta sicurez­za. In prat­i­ca la sig­no­ra non è mai las­ci­a­ta sola; il bam­bi­no appe­na nato può rimanere sem­pre insieme alla madre poiché applichi­amo il meto­do “Room­ing-in” che evi­ta ogni tipo di dis­tac­co tra la madre ed il neona­to. Inoltre, se il padre lo vuole, non solo può assis­tere al par­to, ma può rimanere con il neona­to in tut­ti i momen­ti che antic­i­pano e seguono la nasci­ta, viven­do ogni sin­go­lo momen­to che com­pone un atto così impor­tante qual è la nasci­ta del pro­prio figlio”.Un’ultima doman­da. Con queste due vasche rag­giungete il mas­si­mo con il par­to in acqua o, quest’acquisto, è da con­sid­er­ar­si solo l’ennesima tappa?“L’Azienda Ospedaliera e l’Ospedale di Gavar­do pun­tano da sem­pre a ques­ta prat­i­ca, che ormai ha rice­vu­to anche una con­fer­ma sci­en­tifi­ca. Con queste due vasche, del quale dob­bi­amo ringraziare la sen­si­bil­ità del Diret­tore Gen­erale Ing. Mau­ro Borel­li, rag­giun­giamo un liv­el­lo qual­i­ta­ti­vo d’eccellenza in gra­do ormai di atti­rare mamme anche da fuori regione. Il par­to in acqua è una realtà anco­ra non molto conosci­u­ta, ma con ben­efi­ci enor­mi che vogliamo far conoscere a più per­sone pos­si­bili. Il nos­tro repar­to è aper­to a tut­ti, quin­di invi­to chi­unque a fare una visi­ta ed appu­rare diret­ta­mente il repar­to d’ostetrica dell’Ospedale di Gavar­do che può con­tare di un per­son­ale d’eccellenza”.Il Diret­tore Gen­erale Ing. Mau­ro Borel­li ha volu­to rilas­cia­re ques­ta breve dichiarazione: “Il par­to in acqua è una prat­i­ca che io conosco molto bene poiché mio figlio è nato pro­prio a Gavar­do. L’Azienda Ospedaliera, anche in questo caso, pros­egue nel­la sua filosofia di ampli­are il più pos­si­bile l’offerta dei servizi all’utenza. Inoltre, il par­to in acqua, è un servizio su cui l’Azienda ha sem­pre pun­ta­to e con­tin­uerà a farlo”.Nel 2003 i par­ti sono sta­ti 757 per 761 nati.Di questi, su 129 è sta­to appli­ca­to il taglio case­rio (17%). Dei 628 par­ti vagi­nali, solo al 3% è sta­ta nec­es­saria l’applicazione di ven­tosa. Il 23.2% dei par­ti è, infine, avvenu­to in acqua.Alleghiamo, infine, un elab­o­ra­to molto inter­es­sante redat­to dalle ostet­riche di Gavardo:STORIA DEL PARTO IN ACQUA“L’acqua riveste sin dall’antichità un ruo­lo impor­tante, sia per le sue pro­pri­età salu­tari che per la sim­bolo­gia e riti ad essa attribuiti.Per esem­pio è tra­manda­to che in Egit­to, i fan­ci­ul­li des­ti­nati a diventare sac­er­doti o faraoni veni­vano par­tori­ti nell’acqua, e nel­la Gre­cia anti­ca l’acqua era sim­bo­lo d’immortalità e fer­til­ità. L’idroterapia è sta­ta usa­ta per mil­len­ni per aiutare il rilas­sa­men­to mus­co­lare, pre­venire malat­tie e man­ten­er­si in buona salute.Al 1803 in Fran­cia risale il pri­mo doc­u­men­to di par­to in acqua: una don­na, esaus­ta da un lun­go travaglio, entrò in vas­ca per rilas­sar­si ed il bam­bi­no nacque subito dopo l’immersione.Negli anni ‘60 l’acqua ricom­pare sul­la sce­na del travaglio/parto, a volte in modo casuale, come è descrit­to da un’ostetrica di Copen­hagen (Dan­i­mar­ca), dove l’acqua era usa­ta da tutte le donne che abita­vano nei cen­tri abi­tati con con­dizioni igien­iche pes­sime, per per­me­t­tere loro sem­plice­mente un bag­no durante il travaglio. Nel­la ex Unione Sovi­et­i­ca invece, Igor Tjarkovskij, medico ostet­ri­co-allena­tore-sporti­vo, negli anni ‘60 iniz­iò degli “esper­i­men­ti” per dimostrare l’attitudine dell’uomo ad adat­tar­si alla vita nell’acqua, per sfruttare le notevoli pro­pri­età di essa. Alcu­ni suoi pre­de­ces­sori (Bar­croft, Leg­en­tesco e Sokolov) ave­vano già dimostra­to che il fab­bisog­no di ossigeno dell’organismo diminui­va nell’acqua e l’uso dell’acqua appe­na dopo la nasci­ta irro­bus­ti­va i bambini.In Fran­cia, negli anni ‘70, l’equipe di Michel Odent iniz­iò ad assis­tere donne che par­tori­vano in acqua. Si era­no accor­ti del­la grande attrazione delle donne in travaglio ver­so l’acqua: alcune vol­e­vano fare la doc­cia, altre il bag­no e quin­di si orga­niz­zarono con una pisci­na da gia­rdi­no gon­fi­a­bile. Questo fu l’inizio del­la sto­ria delle vasche da par­to negli ospedali.Quando una don­na con for­ti con­trazioni richiede­va imper­a­ti­va­mente degli anal­gesi­ci, final­mente si pote­va dis­porre di una pro­pos­ta alternativa.Quindi all’inizio e per la pri­ma vol­ta in oste­tri­cia l’acqua era usa­ta come anal­gesi­co, ma il pas­sag­gio all’assistenza del­la nasci­ta in acqua fu veloce poiché, quan­do la don­na si rifi­u­ta­va di uscire dall’acqua veni­va assis­ti­ta in essa. Negli anni ‘80-’90 molti ospedali dovet­tero orga­niz­zarsi, sol­lecitati dalle richi­este delle donne di avere l’acqua come aiu­to durante il travaglio ed il parto.L’esperienza dell’Ospedale di Gavar­do­Dal 1989 le ostet­riche ed alcu­ni medici, sen­tirono l’esigenza di offrire alle donne gra­vide la pos­si­bil­ità di scelta rispet­to al loro par­to. Si iniz­iò incor­ag­gian­dole a par­torire in posizioni libere fino a quan­do, nel 1991, si decise di acquistare una pic­co­la pisci­na gon­fi­a­bile affinché le donne potessero godere anche di ques­ta opportunità.L’inizio fu dif­fi­cile, non ci si sen­ti­va mai in gra­do di par­tire e sem­bra­va di avere anco­ra troppe cose da orga­niz­zare. Erava­mo selet­tivi e tim­o­rosi ma, nell’aprile del 1992, avvenne il pri­mo par­to in acqua. Le donne era­no molto sod­dis­fat­te dell’esperienza e così, di par­to in par­to, la ten­sione si allen­tò ren­den­do l’uso dell’acqua uno stru­men­to del­la prat­i­ca quo­tid­i­ana da usare per creare un ambi­ente inti­mo, silen­zioso e rispet­toso. Abbi­amo così assis­ti­to ad un cam­bi­a­men­to del­la prat­i­ca clin­i­ca e nell’ottica di sal­va­guardare la fisi­olo­gia sup­por­t­ati anche dai tan­ti lavori sci­en­tifi­ci, rite­ni­amo occhi che l’ac-qua pos­sa essere un otti­mo stru­men­to per: — sostenere la don­na;- lim­itare il ricor­so ai far­ma­ci;- favorire l’intimità del­la don­na ed il con­tat­to mam­ma-bam­bi­no;- ridurre l’incidenza di lac­er­azioni per­ineali- ridurre i tem­pi del travaglio;- ridurre lo stress del­la nasci­ta con esi­ti neo-natali migliori (miglio­ra il ph alla nascita).L’esperienza ormai decen­nale, le richi­este di uti­liz­zare l’acqua in travaglio e al par­to sem­pre più numerose (sono molte le donne che anche da lon­tano ven­gono nel nos­tro ospedale per avere la pos­si­bil­ità di scegliere come par­torire) han­no por­ta­to, nel dicem­bre 2003, all’istallazione di 2 nuove vasche per pot­er rispon­dere in modo adegua­to alle numerose richi­este delle donne che desider­a­no provare quest’esperienza.Alcuni dati:Parti in acqua1999: 4.1%2000: 13.1%2001: 15.2%2002: 14.7%2003: 23.3%Uso dell’acqua in travaglio:2001: 29.4%2003: 58.7%