Renato Ischia, Mario Matteotti e Gianni Pellegrini rappresentano autorevolemente il nostro Novecento Scelti (senza dare adito a sospetti) per la mostra omaggio

Tre artisti gardesani a Palazzo Trentini

24/09/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
g.r.

Sono , Mario Mat­teot­ti e Rena­to Ischia a rap­p­re­sentare artis­ti­ca­mente l’Al­to Gar­da nel­l’Arte Trenti­na del’900, la rasseg­na artis­ti­ca ospi­ta­ta in questi giorni a Palaz­zo Tren­ti­ni, a Tren­to. La rasseg­na, forte­mente volu­ta dal pres­i­dente Cristo­foli­ni a con­clu­sione di una doc­u­men­tazione pres­soché com­ple­ta (nat­u­ral­mente, non esaus­ti­va…) sul­la sto­ria del­l’arte trenti­na, com­prende gra­zie al suo cura­tore, Mau­r­izio Scud­iero, i più noti rap­p­re­sen­tan­ti degli artisti che oper­a­no sul territorio.Nel nos­tro caso, si trat­ta indub­bi­a­mente di artisti affer­mati e riconosciu­ti dal­la crit­i­ca, insomma“aldifuori di ogni sospet­to” di pref­eren­ze o altro. Mario Mat­teot­ti, pre­sente alla rasseg­na trenti­na con un eccezionale dip­in­to di“Arco” del 1986, nonos­tante l’in­calzare spes­so irru­ente dei“giovani” attra­ver­so le nuove cor­ren­ti del“Postmoderno” e dei grup­pi dei“Nuovi-nuovi”, con­fer­ma la sua vital­ità aldilà del­la Babele dei lin­guag­gi e delle cor­ren­ti con­tem­po­ra­nee. Così è in gra­do, sul tron­cone del fig­u­ra­ti­vo, anzi superan­do le istanze con­trap­poste del fig­u­ra­ti­vo-astrat­to, di dare con i suoi incan­tati pae­sag­gi una nota orig­i­nale di aderen­za for­male al“reale” così come lo vede e lo sente egli stes­so, immedes­i­man­dosi nel territorio.Renato Ischia, lo scul­tore di Arco che alla fine degli anni Set­tan­ta è ritor­na­to in Trenti­no dopo i dieci anni pas­sati a Pari­gi, si esprime in un tipo di arte del Post-astrazione. La poet­i­ca del­l’artista può essere defini­ta, ma forse a torto,“neomanierista” per la spet­ta­colosa abil­ità tec­ni­ca, le esten­u­ate raf­fi­natez­za del trat­to, che indi­ca sen­su­al­ità allu­ci­na­ta o con­trad­dizioni lac­er­an­ti, sia nelle tor­ri che nelle fig­u­razioni suc­ces­sive. A sua vol­ta Gian­ni Pel­le­gri­ni si avvic­i­na all’es­pe­rien­za di Astrazione Ogget­ti­va, in un per­cor­so ver­so la sem­pli­fi­cazione del seg­no, le graf­fi­ture e l’indagine sul­lo spazio pit­tori­co inte­so in sen­so asso­lu­to, sen­za pae­sag­gio, fig­u­razioni o quan­t’al­tro pos­sa dis­tur­bare la con­tem­plazione del­l’essere. L’idea di pit­tura min­i­mal­ista viene segui­ta da Gian­ni Pel­le­gri­ni in sen­so rad­i­cale, ten­dente anche nelle ultime opere alla con­quista del rap­por­to ombra-luci gra­zie alle“ombre” che appaiono in con­troluce in tele monocromatiche.Sulla sfon­do nat­u­ral­mente riman­gono i“maestri”, a par­tire da nomi come il prof. Pig­nat­tari. Ma sono i“giovani” a far­si stra­da, con le nuove gen­er­azioni dei Pel­le­gri­ni e Ischia, affi­an­cati da tronchi asso­dati come Mario Mat­teot­ti. La mostra sug­li artisti tren­ti­ni rimane aper­ta a Palaz­zo Tren­ti­ni, a Tren­to, fino al 28 ottobre.

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