Si chiamava Gisemperto e fu tra i 18 capi del paese che ottenne privilegi da Ottone II. Tra i responsabili contemporanei il compianto monsignor Rino Furri

Il primo pievano di San Martino arrivò in paese oltre mille anni fa

27/02/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Intorno all’anno Mille sorsero i pri­mi glo­riosi «Comu­ni d’Italia». Non a caso anche Lazise fu comune pro­prio intorno all’anno mille pre­cisa­mente il 9 mag­gio 983 gra­zie al Diplo­ma di Ottone II. E fu pro­prio in quel peri­o­do che in Italia si svilup­parono le prime pievi, ovvero cap­pelle soggette alla matrice (dio­ce­si). Le pievi nel veronese orga­niz­zarono eccle­si­as­ti­ca­mente le cam­pagne a com­in­cia­re dal quar­to sec­o­lo. Era­no model­late sul­la chiesa del vesco­vo: nel capolu­o­go la matrice con il sacro fonte e un col­le­gio di chieri­ci, nelle ville del dis­tret­to cap­pelle sub­al­terne: pievanili e pri­vate. Le pievi rurali eserci­tarono una benefi­ca fun­zione, reli­giosa e sociale. Nel peri­o­do tur­bo­len­to delle inva­sioni bar­bariche rac­colsero le scin­tille anco­ra vive del­la civiltà, affer­ma Don Agos­ti­ni, «svilup­parono il com­mer­cio attorno al tem­pio, con fiere e sagre, cooperan­do con i gran­di monas­teri medi­ante l’istituzione di ospizi per i pel­le­gri­ni, sos­tituen­do il rov­ina­to sis­tema stradale romano con un nuo­vo sis­tema di comu­ni­cazioni det­to monas­ti­co pievanile; tra­manda­to di gen­er­azione in gen­er­azione, favoren­do l’istituzione appun­to dei glo­riosi comu­ni». A Lazise il pri­mo pievano che la sto­ria ripor­ta è Gisem­per­to (983). Nel diplo­ma di Ottone II è det­to pres­byter. Fu tra i 18 capi del paese ai quali l’imperatore con­cesse i noti e impor­tan­ti priv­i­le­gi, tra i quali quelle di for­ti­fi­care il vec­chio castel­lo. Poche sono le notizie sui chieri­ci che oper­arono a Lazise. Queste però, come ben sot­to­lin­ea anco­ra Don Agos­ti­ni, sono di grande impor­tan­za per­ché riflet­tono la sto­ria gen­erale del­la dis­ci­plina eccle­si­as­ti­ca: decadu­ta con il decadere delle pievi, durante la cat­tiv­ità avi­gnonese (1308–1377) e lo Scis­ma d’Occidente (1378–1417); rista­bili­ta in segui­to alle pre­scrizioni del Con­cilio di Tren­to. Il sec­on­do chieri­co fu Tot­to (1077). È il pri­mo pievano che appare con il tito­lo di arciprete. Figu­ra, con i dia­coni Laz­zaro e Dion­i­sio, nel numero dei rap­p­re­sen­tan­ti del paese che ebbero dall’imperatore Enri­co IV impor­tan­ti esen­zioni e il dominio del­la sil­va Lig­ana. Il ter­zo fu Paride (1170), il quar­to Bono (1184), il quin­to Nicolò (1273). E si arri­va fino al XX sec­o­lo. Alessan­dro Maz­zoni è il 44 pievano e si inse­dia a Lazise nel 1906. Vi rimane fino al 1932. Fu colui che impose al comune di trasfor­mare la torre cam­pa­naria di S. Mar­ti­no, all’attuale cimitero, in un sepol­cro con cap­pel­la, tom­ba e loculi. Mon­u­men­to da poco restau­ra­to ad opera dell’Amministrazione. Nel 1933 giunge mons. Giuseppe Man­to­vani, il 45° pievano del­la sto­ria di Lazise. Il 46° fu Don Sis­to Valle che arrivò nel 1953. A lui suc­cesse mons. Zef­firi­no Fur­ri, poi pas­sato alla gui­da del­la par­roc­chia di Soave e fino alla morte respon­s­abile del Cen­tro cul­tur­ale Tonio­lo. A Lazise ha las­ci­a­to un grande seg­no. A lui suc­cesse mons. Giuseppe Boaret­to il quale si impeg­nò per l’edificazione del cen­tro gio­vanile par­roc­chiale. Dal 1982 regge la par­roc­chia di San Mar­ti­no Don Edoar­do Sac­chel­la, il 49° pievano di Lazise.