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Accadde sul Garda, 13 ottobre 1454: consacrata la chiesa di San Martino a Moniga del Garda

Il 13 ottobre 1454 il vescovo di Verona Ermolao Barbaro consacrava la chiesa di San Martino a Moniga del Garda, nel corso della visita pastorale con cui aveva appena cominciato a percorrere la diocesi. Fino ad allora la chiesa era una cappella che dipendeva, come tutte quelle della zona, dalla pieve di Santa Maria di Manerba: con la consacrazione se ne staccò e divenne autonoma, intitolata a San Martino, protettore di cavalieri, militari, sarti e osti, un culto arrivato in Italia con i Franchi.

La prima visita pastorale di Verona

Patrizio veneziano, Ermolao Barbaro era stato trasferito da papa Niccolò V dalla sede di Treviso a quella di Verona il 16 novembre 1453, e in città aveva fatto il suo ingresso solenne il 9 giugno 1454. Pochi mesi dopo avviò la visita di tutte le chiese della diocesi, in parte di persona e in parte affidandola al suo vescovo ausiliare Matteo, e la portò a termine nel 1460. È la prima visita pastorale veronese di cui resti documentazione: il registro è conservato nell’Archivio storico della Curia di Verona.

Proprio il verbale del 13 ottobre è la prima citazione nota della chiesa di Moniga, e il fatto che venisse consacrata allora fa pensare a una ricostruzione avvenuta poco prima. Moniga sta in provincia di Brescia, ma la parrocchia appartiene ancora oggi alla diocesi di Verona.

Il legame con la pieve di Manerba

Barbaro stabilì che l’arciprete della pieve cedesse alla nuova chiesa i terreni che possedeva a Moniga. L’autonomia non cancellò però i doveri verso la chiesa madre. Più di un secolo dopo, nel 1576, il Comune di Moniga versava ancora alla pieve quattro libbre di cera bianca e mezza libbra d’incenso; un sacerdote del paese doveva presentarsi a Manerba il sabato santo e nelle feste dell’Assunzione, della Natività di Maria e dell’Annunciazione, e l’acqua per i battesimi veniva presa alla pieve.

Dalla cappella alla chiesa barocca

L’edificio quattrocentesco era più piccolo e più semplice di quello di oggi, come ricostruiva il mensile GN di novembre 2025: nella visita del vescovo Gian Matteo Giberti, nel 1530, aveva soltanto due altari, il maggiore e uno dedicato alla Vergine. Nel Settecento la chiesa fu rifatta quasi per intero, nel 1778 dalla parte dell’altare maggiore e nel 1796 dal lato della facciata, ricostruita in stile barocco. Sopra il portale, che si raggiunge con una scalinata, il finestrone è una vetrata istoriata con San Martino che divide il mantello con il mendicante.

Il presbiterio della chiesa di San Martino a Moniga del Garda con l'altare e uno degli organi

L’interno ha una sola navata, decorata da stucchi chiari e marmi colorati, con gli altari di San Giuseppe e del Rosario a destra e quelli del Crocifisso e di Santa Lucia a sinistra; nell’abside c’è la pala di San Martino vescovo. Sopra le due porte della sagrestia, due balconate simmetriche ospitano altrettanti organi: il più antico conserva parti dello strumento costruito nel 1849 da G.B. Acerbis di Cremona, che a sua volta riutilizzava quello del 1755 di G. Benedetti, ed è stato restaurato nel 2017 dalla ditta Galli-Pian di Bovezzo. Dopo i danni del terremoto del 2004 l’edificio è stato consolidato nel 2008. San Martino resta il patrono di Moniga e si festeggia l’11 novembre.

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