Uno studio pubblicato su Science, condotto da un consorzio internazionale che include la Fondazione Edmund Mach, ha messo in luce come la pressione antropica modifichi l’uso dello spazio e delle tipologie di habitat da parte di uccelli e mammiferi: i ricercatori hanno confrontato rilievi eseguiti in località nordamericane nel 2019 (anno di controllo) e nel 2020 (periodi di lockdown) utilizzando dati di presenza umana derivati da telefonia mobile e tracciamenti con sensori di bio-logging. Tra gli autori figurano Federico Ossi e Francesca Cagnacci della Fondazione, con Ossi nel ruolo di curatore dei dati e revisore della bozza, e il lavoro è stato coordinato dalla COVID-19 Bio-logging Initiative.
I risultati mostrano che la maggior parte delle specie monitorate ha ridotto l’uso dello spazio e la varietà degli habitat in presenza di attività umane, con effetti più marcati in aree remote; nello studio su 37 specie la presenza umana ha influenzato oltre il 65% delle specie e, per circa il 60% di quelle rispondenti, gli effetti erano interdipendenti con il grado di modificazione del paesaggio. I dati raccolti indicano risposte molto variabili tra specie, e gli autori precisano la possibilità di estendere le osservazioni a contesti alpini e a scala globale.


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