Mai tanta gente per le strade del centro per il passaggio della corsa Una muraglia di entusiasmo

Mille Miglia: una storia mai conclusa

26/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Gianfranco Bertoli

Cosa volesse dire il con­te Aymo Mag­gi quan­do negli anni Ven­ti richia­ma­va agli ami­ci la neces­sità di «creare qual­cosa di asso­lu­ta­mente nuo­vo e spet­ta­co­lare» si è vis­to per molte pri­ma­vere tra il 1927 ed il 1957: una cor­sa nata dal nul­la divenu­ta mito, la gara di un pic­co­lo Paese che ha con­quis­ta­to per sem­pre l’immaginario col­let­ti­vo mon­di­ale. Ora è altret­tan­to chiaro cosa inten­dessero Beppe Luc­chi­ni, Vit­to­rio Palaz­zani e Costan­ti­no Franchi quan­do, a metà degli anni Set­tan­ta, in un’Italia scos­sa dai rin­cari petro­lif­eri ed attra­ver­sa­ta da ven­tate di fobia dell’auto, sog­na­vano la riedi­zione del­la , la propo­sizione di «qual­cosa di asso­lu­ta­mente nuo­vo e spet­ta­co­lare». L’evento anda­to in sce­na ieri sera in cit­tà deve infat­ti aver con­vin­to anche i più scetti­ci sul­la pos­si­bil­ità di muo­vere pigri e panto­fo­lai, di chia­mare per stra­da, esat­ta­mente come negli anni eroici, migli­a­ia di per­sone d’ogni età e ceto. Da qualche anno ormai la man­i­fes­tazione allesti­ta del Musi­cal Watch Vet­er­an Car Club ha ricon­quis­ta­to Bres­cia, por­tan­do fin dall’avvio i boli­di nelle vie silen­ti e nelle piazze storiche. Ma ieri, com­plice la bel­la ser­a­ta ed un’estate ormai alle porte, ogni record è sta­to bat­tuto, ogni resisten­za è sta­ta super­a­ta, ogni incertez­za spaz­za­ta via da un rom­bo coin­vol­gente. E pen­sare che anche sta­vol­ta non man­ca­vano le per­p­lessità di più d’uno. Si dice­va che Bres­cia usci­va da un recen­tis­si­mo, esauri­ente bag­no di fol­la con l’adunata degli ed anche gli sportivi ave­vano già in cal­en­dario il pas­sag­gio del Giro, pro­prio lunedì. Inoltre a richia­mare i curiosi, si dice­va, non ci sareb­bero sta­ti i per­son­ag­gi di altre 1000 Miglia, da Moana Pozzi ad Ornel­la Muti, ad Alber­to Tom­ba. Per­p­lessità e dub­bi che, col sole anco­ra all’orizzonte, s’erano già dis­solti. La gente che ave­va affol­la­to per tut­ta la gior­na­ta piaz­za Vit­to­ria per le pun­zona­ture, ed ave­va inse­gui­to i boli­di in piaz­za Pao­lo VI, in Piaz­za Log­gia ed in via X Gior­nate, ha infat­ti pre­so pos­ses­so ben pri­ma del via di ogni ango­lo di stra­da toc­ca­to dal ser­pen­tone delle auto d’epoca. Il silen­zio che nel cuore del cen­tro in altre edi­zioni ave­va pre­ce­du­to lo sven­to­lio di bandiera del mossiere, è sta­to sos­ti­tu­ito ieri dal bru­sio di migli­a­ia di per­sone che cer­ca­vano il pos­to migliore per scattare fotografie o sem­plice­mente per non man­care l’appuntamento con le auto. Angoli interi di cit­tà — come piaz­za Arnal­do, piaz­za del Foro, via Cat­ta­neo — sono scom­par­si dietro un muro di volti, di brac­cia, di gambe. Uno spet­ta­co­lo nel­lo spet­ta­co­lo con per­sone abbar­bi­cate a mon­u­men­ti, a ringhiere, a cartel­li stradali; donne e ragazzi innalza­ti da un provvi­den­ziale tavoli­no, da una sedia, spes­so dalle spalle d’un ami­co pos­sente e gen­eroso. Pro­prio nei pres­si del palaz­zo di via Musei, dove Aymo Mag­gi nacque nel 1903, c’era ieri sera una com­pag­nia di gio­vani tedeschi che ave­va real­iz­za­to col sosteg­no d’una infer­ri­a­ta un’incredibile piramide umana. Che è dura­ta per decine di pas­sag­gi fin quan­do il salu­to di Pao­la Perego, applau­di­tis­si­ma ovunque, non ha provo­ca­to il ced­i­men­to delle fon­da­men­ta. Una risa­ta, qualche ammac­catu­ra e gli «edili» era­no già nuo­va­mente all’opera. Gian­fran­co Bertoli

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