Gianfranco Caoduro: «Da naturalista parlo in favore di un comprensorio unico in tutta Italia»

«Strade e pale eolicheminacciano il Baldo»

27/10/2007 in Territorio
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Giù le mani dal Bal­do, san­tu­ario di bio­di­ver­sità uni­co, che meriterebbe di essere uffi­cial­mente riconosci­u­to par­co nat­u­rale». È il suc­co del­la reazione di Gian­fran­co Cao­duro, pres­i­dente del­la Wba (World bio­di­ver­si­ty asso­ci­a­tion, Asso­ci­azione mon­di­ale per la bio­di­ver­sità), di fronte alle ultime vicende che stan­no coin­vol­gen­do l’«Hortus Europae». Tra queste ci sono il prog­et­to del comune di Bren­zone, che mira a costru­ire tre o più tor­ri eoliche a Costa­bel­la, e lo spet­tro del­la Affi-Pai che «segherebbe» il Bal­do alla base.«Non entro nei det­tagli dei sin­goli inter­ven­ti», dice. «Ma da nat­u­ral­ista rimar­co che siamo di fronte al ter­ri­to­rio che pre­sen­ta la mag­giore bio­di­ver­sità in Italia e, prob­a­bil­mente, anche in Europa». Lo dicono i numeri. Cao­duro ram­men­ta come sul Bal­do, su un’estensione di 300 chilometri qua­drati, sono ospi­tate ben la metà delle cir­ca 120 specie di orchidee spon­ta­nee note in Italia. Inoltre sono seg­nalate 2 mila e 85 specie di far­falle sulle 5mila 127 conosciute nell’intera peniso­la. Sot­to il pro­fi­lo eco­logi­co nat­u­ral­is­ti­co, infat­ti, su ques­ta mon­tagna, si va dagli ambi­en­ti sub mediter­ranei, sulle rive del Lago di Gar­da, sino a quel­li d’alta quo­ta, sopra i duemi­la metri.«Si ha cioè una vari­età di eco­sis­te­mi tale da favorire l’insediamento di moltissime specie veg­e­tali e ani­mali molto diverse tra loro. Sono decine le specie d’invertebrati esclu­sivi del Bal­do». Tra queste ci sono la Osel­la­so­ma cauduroi, un millepie­di scop­er­to pro­prio da Cao­duro nel­la grot­ta Poz­zo di Val del Parol a 1600 metri di quo­ta sull’Altissimo, o la Boldo­ria balden­sis trova­ta più a valle nel­la grot­ta del Tas­so a Capri­no. Motivi per cui occorre rispet­to: «Motivi per cui riten­go che, nell’arco alpino, il Monte Bal­do sia il luo­go che più meri­ta di essere tute­la­to come area pro­tet­ta riconosci­u­ta attra­ver­so l’istituzione di un parco».Precisa di par­lare da nat­u­ral­ista, il pres­i­dente del­la Wba, ma ciò non lo esime dall’esprimere un parere anche su poten­ziali pale ed Affi-Pai: «Fac­cio appel­lo a con­sid­er­are che sti­amo par­lan­do di un ter­ri­to­rio prezio­sis­si­mo», nota. «Non si dice di imbal­samar­lo, ma di tenere pre­sente che ogni opera prog­et­ta­ta qui deve tenere in con­sid­er­azione l’impatto che può avere, anche su organ­is­mi veg­e­tali e ani­mali, che vivono solo qui e in nessun’altra parte del mondo».Questo mon­do, investi­to da inter­ven­ti come un’Affi-Pai o tor­ri eoliche sarebbe con­dan­na­to a sparire. «Con­cettual­mente non sono con­trario all’eolico ben­sì a favore di tutte le fonti ener­getiche che pos­sono lim­itare l’emissione di gas ser­ra, come il Co2», pre­cisa Cao­duro. «Tut­tavia riten­go poco respon­s­abile intro­durre in ambi­en­ti pres­soché inte­gri sot­to il pro­fi­lo nat­u­ral­is­ti­co strut­ture impat­tan­ti come pale eoliche. E’ come se, accan­to al cam­panile di San Zeno, costru­is­sero un edi­fi­cio in cemen­to arma­to … Sarebbe uno scon­quas­so anche paesaggistico».E la Affi-Pai? «Anche qui va val­u­ta­to l’impatto ambi­en­tale ricor­dan­do che ogni inter­ven­to che mod­i­fi­ca in modo sostanziale l’assetto del ter­ri­to­rio può innescare pro­ces­si irre­versibili che pos­sono causare l’estinzione delle specie. La Affi-Pai ver­rebbe real­iz­za­ta a quote basse, ma anche qui il Bal­do è cos­ti­tu­ito da ele­men­ti di gran­dis­si­mo inter­esse nat­u­ral­is­ti­co, ele­men­ti molto del­i­cati e sen­si­bili alle mod­i­fi­cazioni dell’ambiente».Insomma, forse a questo pun­to sarebbe davvero il caso di “inges­sar­lo” questo Bal­do: «Un par­co nat­u­rale non sig­ni­ficherebbe cer­to questo, ma finché il par­co non è isti­tu­ito, tut­ti questi inter­ven­ti sono teori­ca­mente pos­si­bili», chi­ude il naturalista.

Parole chiave: